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a cura della Dott.ssa Broccolini Oriana  Psicologa-Psicoterapeuta

e Sara Bragalini  Tirocinante di Psicologia

In condizioni normali l’ansia è uno stato di attivazione che consente di affrontare i problemi  quotidiani con la grinta necessaria per la loro risoluzione; è una tensione positiva, creativa.

Ben altra cosa è invece l’ansia nevrotica; Laughlin la definisce “tensione apprensiva o irrequietezza che nasce dal sentire un pericolo imminente, ma vago e di origine sconosciuta”. Ciò si accompagna ad un’iperattività  psicologica ed organica.

Ansia e stress si configurano come due facce della stessa medaglia. Numerosi studi indicano un rapporto di causa-effetto tra eventi stressanti e comparsa di disturbi organici e psicologici, compresa l’ansia; tale rapporto dipende anche dalla maggiore/minore vulnerabilità  della persona.

L’aspetto più rilevante di tutte le esperienze emotive è lo stato di attivazione fisiologica, ovvero la componente energetica stimolante  dell’emozione; essa è correlata all’attività cerebrale di alcune zone specifiche, al sistema nervoso autonomo e al sistema endocrino. Il sistema nervoso autonomo regola le funzioni  organiche autonome, cioè indipendenti dalla nostra volontà; il sistema endocrino, attraverso l’attività di ghiandole distribuite in tutto il corpo , secerne adrenalina e altre sostanze. Pare che un giusto aumento di tali sostanze affini le capacità di attenzione, concentrazione, apprendimento e memoria; tuttavia è necessario che la secrezione si protragga per tempi e misure ragionevoli. La storia di quest’ emozione, comunque, coincide con la storia dell’uomo, indipendentemente dalle culture o periodi storici particolari; è infatti possibile delineare diversi volti dell’ansia quotidiana. Al di là del patologico ci si riferisce ad un’ emozione tipicamente umana.

“Nell’ansia normale ci troviamo di fronte alle limitazioni del nostro potere, al grado della nostra vulnerabilità; limitazioni e vulnerabilità che non sono necessariamente espressione di malattia, ma sono inerenti alla natura umana” , scrive  Portnoy.

L’ansia diviene patologica, o nevrotica, quando fa sentire deboli e dipendenti da altri, quando si manifesta come un forte disagio interiore, accompagnato da un senso di impossibilità a condurre una vita normale. Inoltre la capacità di sopportare una certa dose di ansia è relativa: l ‘ansia infatti è un fenomeno personale e soggettivo. La sua presenza non è sempre visibile all’esterno, ed è pertanto indispensabile un lavoro molto accorto, aiutato dalla collaborazione attiva del paziente. Quello che varia è il numero di sintomi, la loro acutezza o cronicità.

Distinguiamo quindi l’ansia cronica o disturbo d’ansia generalizzato / l’ansia acuta e violenta, o attacco di panico/disturbo da stress postraumatico

  • Il disturbo d’ansia generalizzato si distingue per la diretta esperienza di un’ansia tanto duratura e pervasiva da sembrare “diffusa”. Occorre che la sintomatologia si protragga per almeno sei mesi. Questa può presentare tutti i sintomi, anche se il più delle volte se ne manifestano solo alcuni. Tale disturbo non si presenta necessariamente con un decorso stabile (spesso infatti si parla di “ alti e bassi”). Può certamente costituire un disturbo per l’individuo, ma senza limitarlo troppo nella quotidianità. In generale, comunque, chi ne soffre è sempre vigile nei confronti dell’ambiente, come per individuare possibili fonti di pericolo, ed ha un atteggiamento che indica uno stato di allarme e tensione. Anche tutto il resto dell’organismo è interessato in tale stato d’allarme, e la persona può quindi presentarsi come “paziente con disturbi organici”.

Molti fanno ricorso esclusivamente agli psicofarmaci, illudendosi che siano risolutori; in realtà il sollievo che ne deriva è solo momentaneo.

  • Fra le tante divinità della mitologia greca c’era anche Pan: dio della vita campestre e dei monti, protettore delle energie vitali ed amante della musica e della danza, infine patrono della siesta. Secondo il mito, il divertimento preferito dal dio era quello di comparire all’improvviso provocando, in coloro che trovava addormentati nel riposo pomeridiano, inspiegabili sensazioni di terrore. La vittima era in preda ad una tale angoscia da avere l’impressione di essere sul punto di morire.

Di fatto l’attacco di panico si configura come un’ansia di breve durata ma violenta, legata alla chiara sensazione di morire: è l’ansia acuta, appunto, chiamata anche attacco di panico. Molte volte il paziente stesso non conosce le ragioni psico-emotive profonde dell’attacco, e può anzi negare qualsiasi conflitto, stress o difficoltà interpersonali. In genere la negazione è, anzi, tanto più ostinata quanto più il problema gli è difficile da ammettere; è una difesa messa in moto automaticamente, per mantenere rimossa nell’inconscio una realtà spiacevole. Il quadro clinico è caratterizzato da un ben preciso gruppo di sintomi, quali:

  • Paura di morire o impazzire
  • Paura di perdere il controllo della situazione
  • Sensazione di disastro incombente
  • Depersonalizzazione (la persona si sente strana o irreale)
  • Derealizzazione (distacco dal mondo, perdita del senso di realtà)
  • Palpitazioni
  • Dolore o peso al petto
  • Vertigini
  • Sudorazione
  • Tremori a grandi scosse
  • Nausea
  • Brividi o vampate di calore

L’episodio, di solito, sorge all’improvviso e dura da pochi minuti ad alcune ore. Ci sono casi in cui lo stato di “normalità” precedente l’attacco non viene più completamente riconquistato.

L’episodio segna quindi, almeno in apparenza, l’inizio di una nevrosi ansiosa.

Spesso, a seguito dell’attacco, emergono una serie di complicazioni:

 vivere nel terrore di subirne un altro e di ritrovarsi nell’atto o nel luogo in cui quello si è verificato(è abbastanza frequente infatti che la persona imputi l’attacco di panico non all’ansia di per sé, ma al luogo in cui si trovava o all’azione che stava compiendo).

Il timore del luogo o dell’azione ed il fare di tutto per evitarli è un comportamento fobico, e le tipologie di tale comportamento sono pressochè infinite (clustrofobia, agorafobia, nictofobia, cinofobia, idrofobia ecc…)

Timore di sfigurare nei confronti di altri

Stato depressivo: la persona si convince di non avere via d’uscita, si sente impotente e cessa di darsi da fare per raggiungere qualsiasi obiettivo

  • Il disturbo postraumatico da stress, invece,  si configura con un insieme ben preciso di sintomi che caratterizza la condizione di stress derivante da un trauma violento. La risposta, comunque, varia secondo la persona. Non tutti sviluppano, infatti, il DSPT dopo aver avuto esperienze gravi. Tra i vari sintomi ritroviamo:

 

Manifestazioni direttamente ansiose, col continuo timore che si ripeta l ‘evento o anche solo l’emozione legata a quello.

  • Disturbi del sonno, numerosi risvegli e mancato recupero delle energie.
  • Manifestazioni depressive.
  • Senso di distacco dal mondo (es: disinteresse per le normali attività e per gli altri)
  • Senso di colpa per essere stati più fortunati in un evento drammatico
  • Abuso di alcol, psicofarmaci e droghe
  • Alterazioni ormonali e immunitarie

La nostra psiche riesce a trasformare comportamenti, esperienze ed emozioni dolorose in qualcosa di sopportabile o, addirittura, positivo. In particolare possediamo processi psicologici che operano in modo inconscio, spontaneo, e tendono a difendere l’ Io dalla tensione ansiosa. Questi processi sono numerosi e spesso agiscono in gruppo, rinforzandosi a vicenda.

L’uso delle difese tuttavia non prova che ci sia una condizione patologica. La loro presenza è da considerare normale o patologica solo in base a come vengono impiegate, e a quanto si dimostrano come difese. Tra le difese specificatamente rivolte all’ansia ritroviamo:

Acting out (azione al posto del pensiero)

Annullamento ( permette di cancellare in modo reale o simbolico pensieri, impulsi o atti che la coscienza non tollera, in modo da renderli come non accaduti, non esistenti)

Conversione(permette di tradurre simbolicamente un impulso inaccettabile in un disturbo delle funzioni corporee)

Dissociazione (ci si separa da n’emozione, una circostanza, un oggetto o un pensiero fonte di ansia)

Negazione (si rifiuta di accettare una realtà sgradevole, o qualcosa di doloroso o di proibito)

Spostamento (la persona dirige un sentimento negativo dall’oggetto reale, ma benvoluto o importante, verso un oggetto esterno meno pericoloso e preoccupante dell’originale)

Le difese continuano a perfezionarsi per tutta la vita: questo dimostra che la nostra psiche è elastica e creativa. Con un giusto percorso personale (nel caso terapeutico) l ‘Io , per fare i conti con i conflitti interni, non dovrà più mascherarsi in comportamenti strani o patologici.

Quando c’è la spinta al miglioramento, la malattia ha un ruolo importante nel processo terapeutico perché fornisce sia la voglia di cominciare sia la volontà di procedere; così anche l’ansia può divenire una forza trainante, un importante, seppur doloroso, spunto di riflessione, in grado di accompagnare la persona in un percorso di individuazione personale.

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