L’aggressivita’ nel trattamento del paziente psichiatrico.

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L’aggressivita’ nel trattamento del paziente psichiatrico.

a cura della Dott.ssa O. Broccolini  – – Psicoterapeuta

e Dott.ssa Angela Mazzone  Tirocinante Specializzata

Le manifestazioni di aggressività sono frequenti nelle strutture psichiatriche, in particolar modo quando queste sono sovraffollate, quando non è presente un’adeguata strutturazione delle attività e quando il personale è poco preparato.

Gli atti aggressivi sono rivolti in particolare verso coloro che vengono percepiti come più deboli: operatrici donne, operatori neo-assunti, o anziani, o soggetti che vengono percepiti come deboli.

Le espressioni di violenza da parte dei pazienti psichiatrici possono avere uno specifico valore adattivo ed essere considerate in talune circostanze come delle vere e proprie strategie di coping volte a far fronte ai momenti di crisi.

In queste circostanze sono necessari degli interventi volti all’educazione del personale, piuttosto che all’educazione del paziente e dunque, ad una corretta gestione degli episodi di aggressività da parte degli operatori.

Per spiegare il comportamento aggressivo del paziente psichiatrico è stato elaborato il  modello del ciclo dell’aggressione, il quale rappresenta un modello per la spiegazione della successione temporale delle diverse fasi di cui si compone un atto aggressivo-violento.

Le fasi schematizzate dal modello sono le seguenti:

1) Fase del fattore scatenante, ovvero dell’evento precipitante, che genera la reazione aggressiva; in un contesto psichiatrico i fattori scatenanti possono riguardare l’intensificarsi di uno stimolo sgradevole, la disinibizione indotta da sostanze, le eventuali recenti perdite ed infine, le  provocazioni reali, o presunte.

2)  Fase dell’escalation, che implica un aumento dell’arousal, ovvero dell’attivazione fisiologica connessa allo stato emotivo della rabbia;

3) Fase della crisi, ossia la fase in cui il livello di arousal raggiunge il picco massimo, la massima espressione dell’aggressività.

4) Fase del recupero è la quarta del ciclo, quella in cui il paziente comincia a riprendere contatto con l’ambiente e lo stato di eccitazione diminuisce progressivamente.

L’ultima fase del ciclo dell’aggressività è quella della depressione riparativa post-critica, nella quale si assiste alla comparsa del senso di colpa, alla vergogna e al rimorso da parte di colui che ha agito la violenza.

In quest’ultima fase il soggetto è recettivo ad interventi di tipo psicologico, volti all’elaborazione degli eventi che si sono verificati, il paziente deve quindi essere ascoltato in un clima non giudicante e di tranquillità.

Il modello del ciclo dell’aggressività è utilizzato in psichiatria per descrivere le modalità di trattamento degli episodi acuti.

L’intervento implica l’allontanamento del paziente dal contesto, nel caso in cui quest’ultimo abbia determinato la crisi e la collocazione dello stesso in un luogo tranquillo, in cui avvenga un’osservazione da parte degli operatori esplicita e dichiarata, in modo tale che il paziente non si senta spiato e controllato.

Alla base del trattamento psichiatrico c’è il contenimento del paziente nelle sue risposte aggressive ed in particolare nel monitoraggio del livello di arousal.

Alcuni possibili interventi adottabili, fanno riferimento alla tecnica della descalation adottata in ambito cognitivo-comportamentale, la quale è diretta a contenere lo sviluppo comportamentale naturale del ciclo dell’aggressività, ovvero la prevenzione dell’atto aggressivo.

Per contrastare e contenere il comportamento aggressivo è, infine, necessario valutare tempestivamente le condizioni di rischio del paziente, proprio per prevenire le eventuali manifestazioni di aggressività.

One Review

  1. Salve
    vorrei una consulenza
    sono la mamma di una ragazza di 23 anni disabile con ritardo cognitivo medio grave
    potrei essere contattata?

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