Resilienza: come fronteggiare e superare le difficolta’

RESILIENZA : come fronteggiare e superare le difficolta’.
a cura della dott.ssa Broccolini Oriana – PsicoterapeutaL’ impotenza appresa è la tendenza a pensare che non si abbia alcun controllo sugli eventi (Seligman, 1975; cit. in Hasson e Hadfield, 2011); essa comporta una certa dose di pessimismo e rassegnazione, in particolar modo di fronte agli eventi avversi della vita.

Nell’accezione “impotenza appresa”, proposta da Seligman, l’aggettivo “appresa” sta a significare che questo il sentimento di impotenza sia legato ad una serie di schemi di pensiero negativo rigidi, che si vanno costituendo dall’infanzia.

Sebbene tali schemi di pensiero siano strutturati, non sono però immutabili; viceversa, possono essere modificati mediante un cambiamento nel proprio stile interpretativo e attributivo.

È necessario sostituire ai pensieri con una valenza negativa, una serie di pensieri positivi, avendo fiducia negli eventi ed evitando di colpevolizzarsi di fronte alle difficoltà.

Hadson e Hadfield (2011) propongono una serie di tecniche per modificare e mettere in discussione questo stile di pensiero e i relativi processi interpretativi; tra questi:

Influenzare il dialogo interno: ognuno di noi ha una “voce interna”, la quale dà origine ai pensieri, modellando le convinzioni e dirigendo le nostre azioni.

Sarebbe utile modificare la propria voce interna rendendola consapevole dei pensieri negativi, quindi meno critica, o rassegnata; ciò incrementerebbe il comportamento resiliente.

Ricordare i successi: per superare gli eventi avversi è necessario focalizzarsi su eventi difficili del passato, che sono stati risolti con successo.

Utilizzare parole che evocano forza e successo: richiamare alla mente parole con una valenza positiva può aiutare a sentirsi più adeguati e competenti; questa tecnica si ricollega alla possibilità di visualizzare mentalmente delle scene positive, eliminando gli ostacoli e i limiti che talvolta si rivelano soprattutto mentali.

Per raggiungere questo obiettivo si potrebbe ripensare ad un momento della vita in cui si è riusciti a gestire e superare una situazione difficile. Questo esercizio è importante anche per creare nuove prospettive: si possono visualizzare gli esiti migliori per la situazione che aprono nuovi orizzonti, anziché prefigurarsi esiti poco soddisfacenti.

Esprimere e aumentare la riconoscenza: accettare e riconoscere l’aiuto altrui, ringraziando apertamente coloro che rendono migliore la propria vita consente di affrontare in modo proficuo le difficoltà, permettendo di essere propensi a ricercare tale sostegno nel futuro.

Ricordare le proprie fortune: riuscire a riconoscere le proprie fortune, partendo da quelle più piccole, che spesso vengono date per scontate, è un primo passo verso l’ottimismo e verso un cambiamento di atteggiamento nei confronti degli eventi e in generale, della vita.

Tutti questi aspetti possono essere racchiusi in una breve prescrizione, che consiste nell’essere grati nei confronti della vita, nonostante le difficoltà, rammentando che ci sono sempre cose importanti per cui è importante andare avanti.

 
La Resilienza: l’importanza di cambiare il modo di pensare

 

Il termine “resilienza” adottato in ambito psicologico è in realtà stato mutuato da altri ambiti, tra queste, la fisica: la resilienza di un corpo è la capacità di resistere senza rotture alle sollecitazioni esterne di tipo meccanico; l’ ecologia: la resilienza dell’ecosistema e delle specie che lo costituiscono è data dalla variabilità dei fattori ambientali.

In Psicologia, il termine resilienza viene utilizzato per indicare la capacità da parte dell’individuo di resistere agli urti della vita (Oliverio Ferraris, 2003), mantenendo e potenziando le risorse sul piano personale e sociale.

Più precisamente, la resilienza può essere definita come il prodotto degli sforzi prodotti dall’individuo per reagire e adattarsi alle condizioni di stress (Compas, Connor-Smith, Saltzman, Thomsen, Wadsworth, 2001), dimostrando adeguate capacità di recupero di fronte a condizioni di vita che si rivelano particolarmente sfavorevoli (Rutter, 1999).

Oltre a permettere una reazione efficace alle condizioni di stress, la resilienza consente dunque, la ripresa fisica e psicologica dopo un evento stressante, permettendo al soggetto di riorganizzare la propria vita (Rutter, 1999).

La resilienza permette quindi, di trasformare un evento critico, mediante un processo di apprendimento e di crescita personale; essa dipende dall’atteggiamento che si ha di fronte agli eventi critici e dalla fiducia che si ha nella prospettiva di superarli con successo.

La possibilità di cambiare il proprio modo di pensare, sostituendo gli schemi rigidi e precostituiti di pensiero, i quali si vanno costituendo nel corso dell’infanzia, influenzati dalla cultura di riferimento e dall’educazione è un elemento importante, che incide sulla reazione all’evento stressante (Hasson, Hadfield, 2011), costituendo un primo passo verso il comportamento resiliente.

Questi pensieri negativi sono infatti paragonabili a “trappole del pensiero” (Hasson, Hadfield, 2011), che imprigionano l’individuo in schemi rigidi.

Le trappole del pensiero sono attribuibili alla tendenza a pensare in modo negativo quando ci si trova di fronte agli eventi avversi, perchè sembra che questo tipo di pensieri conferiscano alla situazione senso e coerenza.

Al contrario, sarebbe importante focalizzarsi sui pensieri positivi; ciò non vuol dire negare le difficoltà, o il proprio stato emotivo; viceversa, conoscere le proprie emozioni di fronte agli eventi avversi, influenza il proprio comportamento e consente di riuscire a sostituire i pensieri negativi e autolesionistici con lo sviluppo di un comportamento resiliente.

Hasson e Hadfield (2011) descrivono una serie di trappole del pensiero e le relative “vie di fuga”, ovvero una serie di strategie per sfuggire a tali trappole.

Una delle trappole del pensiero è la tendenza a giungere frettolosamente alle conclusioni, quando ci si trova di fronte ad un evento avverso; la relativa via di fuga risiede nella possibilità di considerare accuratamente i fatti, prendendo in considerazione altre possibilità che potrebbero invece, rivelarsi proficue.

Un’altra trappola del pensiero riguarda la tendenza al catastrofismo, ovvero una reazione negativa esagerata, di fronte ad un evento avverso; in questo caso una via di fuga risiede nella necessità di valutare adeguatamente le alternative.

L’iper-generalizzazione è la terza delle trappole descritte da Hasson e Hadfield (2011); essa comporta la tendenza a pensare che una situazione negativa si ripeterà e si estenderà a diversi ambiti della vita.

Anche in questo caso è possibile ricorrere ad una via di fuga; la generalizzazione degli eventi negativi infatti, non ha un fondamento di razionalità: è dunque necessario sostituire la razionalità alla generalizzazione dei fatti.

La lettura del pensiero è la quarta delle trappole del pensiero; in base a questa trappola, di fronte ad un fallimento, come ad esempio, un colloquio di lavoro andato male, le persone tendono ad attribuire agli esaminatori una serie di pensieri negativi sul proprio operato e quindi sul proprio fallimento. La via di fuga da questa trappola sarebbe quella di chiedere all’esaminatore le motivazioni reali del fallimento.

La visione limitata, infine, è la tendenza a focalizzarsi sui dettagli negativi, quando ci si trova di fronte ad un evento spiacevole. La via di fuga per questa trappola consiste nella possibilità di prestare attenzione all’intera situazione, con i suoi aspetti positivi e negativi.

Una delle strategie per sottrarsi alle trappole del pensiero consiste nella presa di coscienza dei pensieri negativi e invalidanti che sono alla base delle trappole stesse.

Una tecnica per riconoscere e diventare consapevoli degli schemi di pensiero negativi, neutralizzandoli, risiede nell’esercizio di scriverli; infatti, più si è consapevoli delle trappole del pensiero negativo, meno si cade in esse.

Fronteggiare la perdita del lavoro
 

 

L’attività lavorativa ha un ruolo molto importante nella vita delle persone, influenzando e determinando il grado di realizzazione personale, la condizione sociale e relazionale; la sua perdita determina una reazione di sconforto, disorientamento e demoralizzazione.

Di fronte a questo tipo di evento avverso, che rappresenta una condizione particolarmente stressante, la possibilità di ricorrere al sostegno sociale da parte della famiglia e degli amici è una delle strategie attuabili; il supporto sociale consente infatti, di parlare del proprio vissuto e al contempo, di comprendere quanto si è importanti per gli altri.

Tuttavia, la perdita del lavoro è un evento che determina una serie di emozioni a tonalità negativa, (ad esempio, l’imbarazzo) che interferiscono con la possibilità di ricercare aiuto e sostegno sociale.

Esiste infatti, uno stretto legame tra il lavoro e la percezione del proprio valore: la perdita del lavoro determina una diminuzione dell’autostima e di conseguenza, un vissuto caratterizzato dall’imbarazzo.

Tuttavia, risulta essere di fondamentale importanza il superamento di tale emozione, sostituendo i pensieri auto-svalutanti, con pensieri che siano orientati ad una valutazione razionale della situazione; ciò consente l’accettazione della realtà e quindi della propria condizione.

Il superamento dell’imbarazzo apre la strada alla ricerca del supporto sociale, che nei momenti difficili della vita si rivela indispensabile.

Un altro aspetto importante è quello di pensare in modo flessibile, valutando anche, laddove possibile, taluni aspetti positivi della propria condizione, come ad esempio l’incremento del tempo libero, il quale può essere sfruttato per aggiornare le proprie competenze, o può essere messo a disposizione degli altri, mediante attività di volontariato.

Queste alternative (ai pensieri negativi e svalutanti) permettono un ribaltamento della situazione: le nuove prospettive ed esperienze possono aprire la strada verso nuove direzioni; ciò può consentire di attivarsi per la ricerca di una nuova attività lavorativa, che potrebbe rivelarsi consona alle proprie aspettative e capacità.

 
Riferimenti Bibliografici

 

Compas, BE., Connor-Smith, JK., Saltzman, H., Harding Thomsen, A., Wadsworth, ME. (2001). Coping with stress during childhood and adolescence: problems, progress, and potential in theory and research. Psychological Bullettin, 127(1):87-127.

Hasson, G., Hadfield, S. (2011). Resisti! Fai rimbalzare le difficoltà. Usa la resilienza. Milano: A. Vallardi.

Oliverio Ferraris, A. (2003). La forza d’animo. Milano: Rizzoli.

Rutter (1999).
Resilience concepts and findings: implications for family therapy. Journal of Family Therapy, 21, 119-144. 

L’impotenza appresa
L’ impotenza appresa è la tendenza a pensare che non si abbia alcun controllo sugli eventi (Seligman, 1975; cit. in Hasson e Hadfield, 2011); essa comporta una certa dose di pessimismo e rassegnazione, in particolar modo di fronte agli eventi avversi della vita.

Nell’accezione “impotenza appresa”, proposta da Seligman, l’aggettivo “appresa” sta a significare che questo il sentimento di impotenza sia legato ad una serie di schemi di pensiero negativo rigidi, che si vanno costituendo dall’infanzia.

Sebbene tali schemi di pensiero siano strutturati, non sono però immutabili; viceversa, possono essere modificati mediante un cambiamento nel proprio stile interpretativo e attributivo.

È necessario sostituire ai pensieri con una valenza negativa, una serie di pensieri positivi, avendo fiducia negli eventi ed evitando di colpevolizzarsi di fronte alle difficoltà.

Hadson e Hadfield (2011) propongono una serie di tecniche per modificare e mettere in discussione questo stile di pensiero e i relativi processi interpretativi; tra questi:

Influenzare il dialogo interno: ognuno di noi ha una “voce interna”, la quale dà origine ai pensieri, modellando le convinzioni e dirigendo le nostre azioni.

Sarebbe utile modificare la propria voce interna rendendola consapevole dei pensieri negativi, quindi meno critica, o rassegnata; ciò incrementerebbe il comportamento resiliente.

Ricordare i successi: per superare gli eventi avversi è necessario focalizzarsi su eventi difficili del passato, che sono stati risolti con successo.

Utilizzare parole che evocano forza e successo: richiamare alla mente parole con una valenza positiva può aiutare a sentirsi più adeguati e competenti; questa tecnica si ricollega alla possibilità di visualizzare mentalmente delle scene positive, eliminando gli ostacoli e i limiti che talvolta si rivelano soprattutto mentali.

Per raggiungere questo obiettivo si potrebbe ripensare ad un momento della vita in cui si è riusciti a gestire e superare una situazione difficile. Questo esercizio è importante anche per creare nuove prospettive: si possono visualizzare gli esiti migliori per la situazione che aprono nuovi orizzonti, anziché prefigurarsi esiti poco soddisfacenti.

Esprimere e aumentare la riconoscenza: accettare e riconoscere l’aiuto altrui, ringraziando apertamente coloro che rendono migliore la propria vita consente di affrontare in modo proficuo le difficoltà, permettendo di essere propensi a ricercare tale sostegno nel futuro.

Ricordare le proprie fortune: riuscire a riconoscere le proprie fortune, partendo da quelle più piccole, che spesso vengono date per scontate, è un primo passo verso l’ottimismo e verso un cambiamento di atteggiamento nei confronti degli eventi e in generale, della vita.

Tutti questi aspetti possono essere racchiusi in una breve prescrizione, che consiste nell’essere grati nei confronti della vita, nonostante le difficoltà, rammentando che ci sono sempre cose importanti per cui è importante andare avanti.

 
La Resilienza: l’importanza di cambiare il modo di pensare

Il termine “resilienza” adottato in ambito psicologico è in realtà stato mutuato da altri ambiti, tra queste, la fisica: la resilienza di un corpo è la capacità di resistere senza rotture alle sollecitazioni esterne di tipo meccanico; l’ ecologia: la resilienza dell’ecosistema e delle specie che lo costituiscono è data dalla variabilità dei fattori ambientali.

In Psicologia, il termine resilienza viene utilizzato per indicare la capacità da parte dell’individuo di resistere agli urti della vita (Oliverio Ferraris, 2003), mantenendo e potenziando le risorse sul piano personale e sociale.

Più precisamente, la resilienza può essere definita come il prodotto degli sforzi prodotti dall’individuo per reagire e adattarsi alle condizioni di stress (Compas, Connor-Smith, Saltzman, Thomsen, Wadsworth, 2001), dimostrando adeguate capacità di recupero di fronte a condizioni di vita che si rivelano particolarmente sfavorevoli (Rutter, 1999).

Oltre a permettere una reazione efficace alle condizioni di stress, la resilienza consente dunque, la ripresa fisica e psicologica dopo un evento stressante, permettendo al soggetto di riorganizzare la propria vita (Rutter, 1999).

La resilienza permette quindi, di trasformare un evento critico, mediante un processo di apprendimento e di crescita personale; essa dipende dall’atteggiamento che si ha di fronte agli eventi critici e dalla fiducia che si ha nella prospettiva di superarli con successo.

La possibilità di cambiare il proprio modo di pensare, sostituendo gli schemi rigidi e precostituiti di pensiero, i quali si vanno costituendo nel corso dell’infanzia, influenzati dalla cultura di riferimento e dall’educazione è un elemento importante, che incide sulla reazione all’evento stressante (Hasson, Hadfield, 2011), costituendo un primo passo verso il comportamento resiliente.

Questi pensieri negativi sono infatti paragonabili a “trappole del pensiero” (Hasson, Hadfield, 2011), che imprigionano l’individuo in schemi rigidi.

Le trappole del pensiero sono attribuibili alla tendenza a pensare in modo negativo quando ci si trova di fronte agli eventi avversi, perchè sembra che questo tipo di pensieri conferiscano alla situazione senso e coerenza.

Al contrario, sarebbe importante focalizzarsi sui pensieri positivi; ciò non vuol dire negare le difficoltà, o il proprio stato emotivo; viceversa, conoscere le proprie emozioni di fronte agli eventi avversi, influenza il proprio comportamento e consente di riuscire a sostituire i pensieri negativi e autolesionistici con lo sviluppo di un comportamento resiliente.

Hasson e Hadfield (2011) descrivono una serie di trappole del pensiero e le relative “vie di fuga”, ovvero una serie di strategie per sfuggire a tali trappole.

Una delle trappole del pensiero è la tendenza a giungere frettolosamente alle conclusioni, quando ci si trova di fronte ad un evento avverso; la relativa via di fuga risiede nella possibilità di considerare accuratamente i fatti, prendendo in considerazione altre possibilità che potrebbero invece, rivelarsi proficue.

Un’altra trappola del pensiero riguarda la tendenza al catastrofismo, ovvero una reazione negativa esagerata, di fronte ad un evento avverso; in questo caso una via di fuga risiede nella necessità di valutare adeguatamente le alternative.

L’iper-generalizzazione è la terza delle trappole descritte da Hasson e Hadfield (2011); essa comporta la tendenza a pensare che una situazione negativa si ripeterà e si estenderà a diversi ambiti della vita.

Anche in questo caso è possibile ricorrere ad una via di fuga; la generalizzazione degli eventi negativi infatti, non ha un fondamento di razionalità: è dunque necessario sostituire la razionalità alla generalizzazione dei fatti.

La lettura del pensiero è la quarta delle trappole del pensiero; in base a questa trappola, di fronte ad un fallimento, come ad esempio, un colloquio di lavoro andato male, le persone tendono ad attribuire agli esaminatori una serie di pensieri negativi sul proprio operato e quindi sul proprio fallimento. La via di fuga da questa trappola sarebbe quella di chiedere all’esaminatore le motivazioni reali del fallimento.

La visione limitata, infine, è la tendenza a focalizzarsi sui dettagli negativi, quando ci si trova di fronte ad un evento spiacevole. La via di fuga per questa trappola consiste nella possibilità di prestare attenzione all’intera situazione, con i suoi aspetti positivi e negativi.

Una delle strategie per sottrarsi alle trappole del pensiero consiste nella presa di coscienza dei pensieri negativi e invalidanti che sono alla base delle trappole stesse.

Una tecnica per riconoscere e diventare consapevoli degli schemi di pensiero negativi, neutralizzandoli, risiede nell’esercizio di scriverli; infatti, più si è consapevoli delle trappole del pensiero negativo, meno si cade in esse.

Fronteggiare la perdita del lavoro
L’attività lavorativa ha un ruolo molto importante nella vita delle persone, influenzando e determinando il grado di realizzazione personale, la condizione sociale e relazionale; la sua perdita determina una reazione di sconforto, disorientamento e demoralizzazione.

Di fronte a questo tipo di evento avverso, che rappresenta una condizione particolarmente stressante, la possibilità di ricorrere al sostegno sociale da parte della famiglia e degli amici è una delle strategie attuabili; il supporto sociale consente infatti, di parlare del proprio vissuto e al contempo, di comprendere quanto si è importanti per gli altri.

Tuttavia, la perdita del lavoro è un evento che determina una serie di emozioni a tonalità negativa, (ad esempio, l’imbarazzo) che interferiscono con la possibilità di ricercare aiuto e sostegno sociale.

Esiste infatti, uno stretto legame tra il lavoro e la percezione del proprio valore: la perdita del lavoro determina una diminuzione dell’autostima e di conseguenza, un vissuto caratterizzato dall’imbarazzo.

Tuttavia, risulta essere di fondamentale importanza il superamento di tale emozione, sostituendo i pensieri auto-svalutanti, con pensieri che siano orientati ad una valutazione razionale della situazione; ciò consente l’accettazione della realtà e quindi della propria condizione.

Il superamento dell’imbarazzo apre la strada alla ricerca del supporto sociale, che nei momenti difficili della vita si rivela indispensabile.

Un altro aspetto importante è quello di pensare in modo flessibile, valutando anche, laddove possibile, taluni aspetti positivi della propria condizione, come ad esempio l’incremento del tempo libero, il quale può essere sfruttato per aggiornare le proprie competenze, o può essere messo a disposizione degli altri, mediante attività di volontariato.

Queste alternative (ai pensieri negativi e svalutanti) permettono un ribaltamento della situazione: le nuove prospettive ed esperienze possono aprire la strada verso nuove direzioni; ciò può consentire di attivarsi per la ricerca di una nuova attività lavorativa, che potrebbe rivelarsi consona alle proprie aspettative e capacità.

 
Riferimenti Bibliografici

Compas, BE., Connor-Smith, JK., Saltzman, H., Harding Thomsen, A., Wadsworth, ME. (2001). Coping with stress during childhood and adolescence: problems, progress, and potential in theory and research. Psychological Bullettin, 127(1):87-127.

Hasson, G., Hadfield, S. (2011). Resisti! Fai rimbalzare le difficoltà. Usa la resilienza. Milano: A. Vallardi.

Oliverio Ferraris, A. (2003). La forza d’animo. Milano: Rizzoli.

Rutter (1999).
Resilience concepts and findings: implications for family therapy. Journal of Family Therapy, 21, 119-144.

 

 

e Dott.ssa Angela Mazzone – Dottoressa in Psicologia

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