Mindfulness

LA MINDFULNESS: L’IMPORTANZA DELLA CONSAPEVOLEZZA
La mindfulness può essere definita come “consapevolezza non giudicante, portata momento per momento” (Kabat-Zinn, 1990). Si tratta di un approccio terapeutico che trae ispirazione da una vasta gamma di tradizioni spirituali e religiose come il Buddismo (in particolare la meditazione vipassana), il Taoismo, l’Induismo, l’Ebraismo, l’Islam e il Cristianesimo. Nonostante le antiche tradizioni da cui questo metodo trae origine, solo di recente la psicologia occidentale ha iniziato ad interessarsi ai vantaggi dello sviluppo delle abilità di mindfulness. Nel 1979 il dottor Jan Kabat- Zinn fonda la sua prima clinica per la riduzione dello stress basata sull’allenamento della consapevolezza (MBSR). I punti principali attorno ai quali si è costituito il corpus teorico alla base della pratica terapeutica sono l’attenzione non giudicante, la vigile consapevolezza del momento presente, la mente del principiante cioè di colui che non sa, il lasciar andare e il lasciar essere, la fiducia in sé.
Attualmente la mindfulness è al centro di un grande interesse scientifico e oltre che per la riduzione dello stress viene largamente usata in ambito clinico per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzato e del disturbo da attacchi di panico (Miller et al., 1995), dei disturbi alimentari (Kristeller e Hallett, 1999), della depressione e delle sindromi dolorose. Gli ambiti di applicazione, oltre a quello strettamente psicologico, includono anche le neuroscienze con gli studi delle basi neurali e sugli effetti di training di mindfulness, la medicina, le scienze dell’educazione, le scienze sociali applicate e persino organizzazione aziendale. I protocolli più noti, oltre alla MBSR, sono la MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy) e l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy).
Quindi la mindfulness significa essenzialmente “prestare attenzione con flessibilità, apertura e curiosità” (Harris, 2011). Le implicazioni di questa definizione riguardano il fatto che abbiamo a che fare con un processo di consapevolezza e non con un processo di pensiero. La consapevolezza del momento presente porta il focus attentivo sulla propria esperienza, cosa che non accade se si è catturati e imprigionati dai propri pensieri negativi; ciò nonostante non si tratta di una fuga dalla realtà, piuttosto rappresenta il contrario: l’esservi radicati.
L’atteggiamento di apertura e curiosità è indispensabile anche in situazioni dolorose in contrasto atteggiamenti di fuga o tentativi di combattere l’esperienza negativa. L’attenzione deve essere flessibile, come precedentemente accennato, in modo tale da poter dirigere, ampliare, focalizzare in maniera consapevole sfaccettature diverse dell’ esperienza.
Essere pienamente presenti in questo momento è il punto cruciale del protocollo: essere psicologicamente in contatto e partecipi di tutto quello che ci sta accadendo nel momento risulta spesso molto difficile poiché tutti noi tendiamo a farci travolgere dai nostri pensieri che spesso riguardano il passato e il futuro.
Un’altra modalità che ci allontana dal vivere l’esperienza è quella del “pilota automatico” (Vicentini, 2012) la quale, una volta in azione, non permette la piena consapevolezza delle nostre azioni: spesso capita di compiere piccole attività quotidiane come guidare, farsi la doccia, mangiare ecc. essendo distanti e distratti. Gli automatismi possono riguardare anche rituali ossessivi, circoli viziosi, sensi di colpa, autorecriminazioni anticipazioni apocalittiche sul futuro, ecc.

Entrare in contatto con il momento presente significa, in ultima analisi, portare in maniera flessibile la consapevolezza sul mondo fisico intorno a noi, ma anche sul mondo psicologico dentro di noi e su entrambi i fronti.
Per mettere in atto questo processo di consapevolezza è fondamentale assumere un atteggiamento non giudicante di fronte ai propri pensieri, ricordi e immagini che ci vengono in mente. Invece di essere catturati da essi e quindi essere in loro potere è utile operare un distacco, lasciarli andare e venire. Questo permette di vederli esattamente per quello che sono senza perderci in essi.
L’attenzione non giudicante è quella che viene ricercata nella pratica mindfulness, si tratta di una modalità attentiva che rinuncia deliberatamente ad operare giudizi sull’oggetto accostandosi così ad una attenzione pura, diretta, nel momento in cui è, che vede l’oggetto esattamente come viene percepito. Ovviamente questo non significa “assenza di giudizi”, l’attenzione non giudicante è una forma di consapevolezza che si unisce alla scelta di non inseguire i pensieri giudicanti; è la funzione osservante che viene rinforzata.

Essere ben ancorati al momento presente apre le strade ad una maggiore apertura all’esperienza della mente, portando ad una maggiore comprensione delle sue modalità di funzionamento, del suo modo di predire, concettualizzare, contestualizzare, di generare sofferenza. La pratica costante degli esercizi di mindfulness, incrementando l’autoconsapevolezza del proprio funzionamento mentale, permette anche di riconoscere i pensieri come tali, le emozioni come tali e anche le sensazioni fisiche per quello che sono. Tale autoconsapevolezza è molto utile nel trattamento di molte manifestazioni psicopatologiche come la depressione e l’ansia, nelle quali è molto facile fondersi con dei pensieri negativi e confonderli con la realtà.
Tutto ciò rappresenta il primo passo verso l’accettazione incondizionata dei nostri pensieri e si lega all’atteggiamento di apertura e curiosità, atteggiamento che permette di fare spazio a sentimenti, sensazioni, impulsi ed emozioni anche se dolorose. E’ necessario smettere di lottare con essi, di contrastarli in tutti i modi e di attuare strategie di evitamento volti allo scopo di sottrarsi alla sofferenza che ne deriva. Se riusciamo ad accettarli senza essere sopraffatti da tali pensieri e senza rimanerne invischiati, li vedremo per quello che sono realmente. Tutto questo non significa che dovremmo sforzarci di desiderarli o di farceli piacere, dobbiamo solo lasciare che siano.
Le tecniche di mindfulness possono variare in base allo scopo per cui vengono utilizzate ma tutti gli esercizi sono indirizzati al raggiungimento di una consapevolezza non giudicante portata momento per momento. Uno degli esercizi tipici è respirare molto lentamente e focalizzare l’attenzione su ogni singolo momento dell’azione; la mindfulness insegna che anche qualora si presentassero dei pensieri basta semplicemente riconoscerli e lasciare che siano, tornando poi al respiro. Quello che importa non è il contenuto dei pensieri e nemmeno la loro presenza o assenza, è l’atteggiamento che si ha nei loro confronti. E’ possibile portare al centro dell’attenzione anche i pensieri stessi, mantenendo sempre una condotta non giudicante caratterizzata da curiosità e apertura. Infatti i pensieri riescono a controllarci e a catturarci solo quando noi guardiamo la realtà attraverso di essi poiché non riusciamo più a vederli come pensieri.
Questo tipo di consapevolezza può risultare molto utile, oltre che nel trattamento di sintomi psicopatologici, anche nello sviluppare la fiducia in se stessi e, di conseguenza, il potenziale di ciascuno di noi.

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