MEDIAZIONE FAMILIARE

BREVI CENNI SULLA MEDIAZIONE FAMILIARE

La mediazione, come strumento di negoziazione per la risoluzione dei conflitti, esiste da sempre perché è profondamente radicata nella vita del’uomo la capacità di mediare.
La storia della mediazione familiare riconosce agli Avvocati la capacità di avere intuito, per primi, come il concetto di mediazione poteva estendersi anche nell’ambito delle problematiche familiari, avendo essi stessi maturato la convinzione che gli strumenti a disposizione dei giudici non erano sufficienti a risolvere adeguatamente le divergenze familiari, soprattutto in casi di separazione coniugale.
I programmi più attendibili e diffusi di mediazione familiare nascono negli Stati Uniti d’America e in Canada agli inizi degli anni 70, grazie all’opera di Jim Coogler, Avvocato di Atlanta, soggetto ed oggetto di un divorzio belligerante, costatogli molte sofferenze anche in termini di energie e denaro.
Coogler proprio a seguito della sua esperienza personale, riflettendo anche come Avvocato sull’alto numero di divorzi negli Stati Uniti d’America e considerando l’elevato costo in termini economici, emotivi e di tempo di ogni causa di divorzio, si impegnò a costruire una “pratica” in grado di aiutare uomini e donne, “investiti” dalla fine di un matrimonio, principalmente finalizzata al superamento della logica vincitori-vinti.
Da allora la mediazione, lentamente e progressivamente, ha cominciato a diffondersi anche in Europa dando vita a tutta una serie di Movimenti Culturali e Associazioni che la praticano con successo, cercando anche di diffonderla.
La Mediazione familiare (M.F.) si rivolge, dunque, a tutte quelle persone separate o in via di separazione che, travolte e sopraffatte da questo evento, non riescono autonomamente ad uscire fuori dal cerchio stretto del loro legame e della loro storia.
In questo senso la M.F. si configura come intervento finalizzato a sollecitare e promuovere nei genitori separati le competenze, la motivazione al dialogo, attivando i potenziali spazi destinati alla cooperazione e alla coogenitorialità e a prevenire così il disagio dei minori.
In altre parole la mediazione “rende possibile la sfida di trasformare il dolore del conflitto in opportunità per migliorare la qualità della propria vita e altrui esistenza…..”(M.Martello mediatore familiare).
L’ approvazione della Legge 8 febbraio 2006 n. 54, in vigore dal 16 marzo 2006, recante la denominazione “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” è frutto di un “travaglio” parlamentare durato ben 12 anni; tuttavia, il Legislatore, con la sua emanazione, ha indubbiamente dimostrato una certa sensibilità sociale accogliendo, sia pur parzialmente, i suggerimenti che provenivano da positive esperienze di mediazione straniere.
Attualmente, e probabilmente in virtù dell’ emanazione della suddetta legge, si è riacceso il dibattito
in materia tra gli esperti dei settore (psicologi, giuristi, mediatori, avvocati, sociologi) con una
riproposizione innovativa delle problematiche riguardanti la crisi della coppia: I’individuazione dei suoi sbocchi, il riverbero degli inevitabili riflessi a livello familiare, sociale e culturale.
Fra gli addetti ai lavori si parla di una vera e propria rivisitazione della maggior parte dei concetti che
finora si erano dati per acquisiti.
La legge n.546 è certamente frutto di compromessi ideologici-politici, ma, nel contempo, rappresenta una coraggiosa novità che cambia radicalmente le regole di fondo del diritto di famiglia e, se concretamente e correttamente attuata – in primo luogo dai giudici della famiglia – rivoluzionerà le abitudini mentali e giuridiche degli italiani.
Nello specifico essa modifica i provvedimenti relativi all’affidamento dei figli e introduce nel
nostro codice civile con l’art. 155 (provvedimenti riguardo ai figli) la possibilità di stabilire forme di affidamento dei figli di genitori separati diverse dal tradizionale affidamento alla madre, o comunque a un solo genitore, cercando di privilegiare una scelta a favore della bigenitorialità; scelta, che per troppo tempo è stata molto poco considerata e adottata, con consequenziali ed inutili sofferenze a carico dei figli, i quali spesso, se non sempre, sono costretti a pagare un prezzo troppo alto, per le vicissitudini dei loro genitori.
La legge in questione con l’art. cit. sancisce dunque, in modo inequivocabile, il diritto dei figli “a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori“:
Deve essere “frantumato”, quindi, l’artificioso e diseducativo schema di un “genitore del quotidiano” e un “genitore del tempo libero”; deve essere restituito ai figli il diritto di ricevere l’apporto educativo affettivo di entrambi i genitori, anche se separati e conflittuali tra loro.
La conflittualità, è questo I’ostacolo maggiore!
L’ ostacolo effettivo, apparentemente insormontabile, per superare il quale, il Legislatore indica,
sia pure timidamente, uno strumento normativo e con l’art. 155 sexies c.c. (Poteri del giudice e ascolto del minore) offre al magistrato l’opportunità, “sentite le parti, e ottenuto il loro consenso, di rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi dì esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo con particolare riferimento alla tutela dell”interesse morale e materiale dei figli“.

Sulla base di queste brevi considerazioni, pur constatando che lo Stato Italiano avrebbe potuto compiere un migliore e maggior sforzo legislativo, si può pacificamente affermare che tutti gli operatori del diritto familiare devono prendere atto che il nostro Paese intende, anzi ha inteso, porsi in linea con i recenti orientamenti culturali, in tema di separazione, degli altri paesi d’Europa.
E’ un incontrovertibile dato di fatto l’accresciuta sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso le problematiche di coppia, sempre più diffuse per l’alta incidenza delle separazioni coniugali; altrettanto evidente la presenza di nuovi fermenti sociali e culturali che individuano prevalentemente nella Mediazione Familiare uno strumento particolarmente efficace a risolvere controversie e disaccordi tra genitori in via di separazione, specie in presenza di figli minori, quasi sempre, tristemente contesi.
Sulla base della convinzione, suffragata da dati clinici, che in ogni separazione tra coniugi la parte più dolente e delicata è rappresentata dai figli, specie di minore età, il cui ciclo vitale naturale familiare viene bruscamente interrotto dalla rottura del legame sentimentale dei genitori; ed in virtù di una più considerevole attenzione, da parte delle istituzioni e operatori sociali interessati ai problemi della famiglia, per il disagio dei figli, con il presente progetto si intende fornire un aiuto a tali famiglie “disgregate” affinché sia i genitori che i loro figli possano riorganizzare la loro vita intorno a nuove sicurezze.
Non solo i giudici e gli avvocati, anche gli stessi ex-coniugi hanno piena consapevolezza che ogni separazione, conflittuale e mal gestita, comporta costi sempre troppo alti per tutti, sia in termini di sofferenza individuale, sia in termini sociali, di energie, di tempo e di denaro.
Infine, sia consentita una considerazione di natura eticasociale: in un’epoca come la nostra, dominata da conflitti piccoli e grandi che siano, promuovere una cultura della mediazione può rappresentare la modalità più sana per migliorare le relazioni interpersonali invertire e garantire così anche minori sofferenze, e non improbabili danni patologici.

Per tutte queste motivazioni è nata l’idea di progettare un servizio di Mediazione Familiare

PERCHE’ UN SERVIZIO DI MEDIAZIONE FAMILIARE ALL’INTERNO DEL TRIBUNALE DI LAMEZIA TERME
L’idea di organizzare un servizio di Mediazione .Familiare scaturisce dall’interesse dei Magistrati e degli Avvocati di questo Tribunale per le problematiche legate alle varie conflittualità di coppia e dalla constatazione del numero sempre crescente dei casi di separazione giudiziale (e non consensuale) afferenti il territorio di competenza circondariale.
Essa, pur sulla scia di esperienze straniere già attuate e rivelatesi ben funzionanti (Gran Bretagna), va considerata comunque come esperienza di tipo sperimentale non esistendo un servizio di M.F. all’interno dei Tribunali presenti sul territorio calabrese, né risulta, al momento, che altri Tribunali dell’intero territorio italiano dispongano di un tale servizio.
Inoltre, è opportuno evidenziare che attualmente l’attività di M.F. in Italia viene erogata quasi esclusivamente in ambito privato da Centri specializzati ed Associazioni con costi che sono totalmente a carico degli utenti.
In alcuni paesi, come la Svizzera, la M.F. è invece pubblica e istituzionalizzata.
In altri paesi europei viene erogata sia in forma privata sia attraverso le istituzioni pubbliche.
Questo progetto si pone anche l’obiettivo di offrire ai cittadini del territorio lamentino un’opportunità in più rispetto ad altri territori del nostro Paese, proponendo un servizio specializzato gratuito con l’auspicio che nel tempo, questo, possa aiutare a promuovere e diffondere, in modo capillare, la cultura della mediazione sul nostro territorio calabrese.

A CHI E’ RIVOLTO
Il servizio di M.F. è rivolto alle coppie di genitori separati o in via di separazione che abbiano quindi inoltrato istanza di separazione presso il Tribunale di Lamezia e che evidenziano serie difficoltà a riorganizzare la propria vita in termini costruttivi, a causa dell’evento separativo, con inevitabili conseguenze dannose per i figli.

MODALITÀ DI ACCESSO AL SERVIZIO E TEMPI D’ATTUAZIONE
L’accesso al servizio viene stabilito e deciso dal Magistrato che istruisce le pratiche di separazione e divorzio sulla base di una sua valutazione personale con riferimento ad alcuni parametri quali:

  • la conflittualità della coppia,
  • la difficoltà a raggiungere accordi buoni tra di loro per il benessere dei figli,
  • la potenziale mediabilità della coppia elemento indispensabile per un buon risultato della M.F.

Le coppie quindi saranno selezionate in base ai criteri sopra elencati.

SPAZI E ATTREZZATURE PER LA MEDIAZIONE FAMILIARE
II Servizio di M.F., pur collocandosi all’interno de! Tribunale di Lamezia, per le sue caratteristiche specifiche, deve essere considerato una risorsa a se stante, per cui vanno chiaramente definiti e distinti gli spazi dove poterla attuare.
Essi devono rispondere d alcuni requisiti logistici ed essere dotati di attrezzature, che si possono definire semplici, ma che sono indispensabili per la M.F.
Nello specifico gli spazi:

  • devono essere riconosciuti innanzitutto dall’utenza come spazi specifici dove le persone si incontrano per potersi confrontare e devono rimanere ben separati da altre consultazioni.
  • devono garantire un ambiente sicuro, accogliente e riservato, libero da elementi di disturbo e privo di barriere architettoniche.

Sarà sufficiente poter individuare all’interno del Tribunale due ambienti dei quali uno caratterizzato da due aree di attesa separate in modo che le coppie, che si rivolgeranno alla Mediazione, potranno avere incontri separati, se necessario, mentre l’altro ambiente verrà utilizzato per la Mediazione.

ATTREZZATURE
L’arredo per gli ambienti della Mediazione dovrà prevedere:

  1. un numero sufficiente di sedie o poltroncine (almeno 4)
  2. un tavolo rotondo o ovale in modo che la disposizione dei partecipanti, compreso il mediatore, rimanga sempre circolare consentendo a tutti di mantenere una posizione paritaria
  3. una linea telefonica con segreteria telefonica.

STRUTTURAZIONE E ORGANIZZAZIONE
La strutturazione di un servizio dì M.F., in quanto esperienza nuova, deve innanzitutto partire attivando momenti di sensibilizzazione ai cittadini, interessati per territorialità, sul tema della M.F. attraverso incontri tematici e dibattiti pubblici che potranno essere organizzati da tutti gli operatori interessati al progetto e rivolti a coloro che nei vari ambiti e nelle diverse istituzioni sono a contatto con il disagio familiare.
Tali iniziative si propongono il duplice obiettivo di informare sul tema e di creare una integrazione tra quanti operano in questo settore.

OPERATORI
La M.F. viene effettuata da operatori esperti nel settore ovvero mediatori familiari che abbiano acquisito una competenza specifica in materia attraverso una formazione della durata di un periodo non inferiore ai due anni con training e un minimo di 20 ore di supervisione.
I mediatori familiari impegnati in questo progetto seguiranno le linee guida del “Codice Deontologico” della mediazione familiare.
II Codice di Deontologia della Mediazione Familiare è stato presentato per l’approvazione all’Assemblea dell’A.P.M,F. (Association pour la Promotion de la Mediation Familiare) tenutasi a Lione il 6 giugno 1998. Esso si rifà alle normative di legge francesi e alla struttura legale dell’A.M.F.M.

In Italia, purtroppo, non esiste una legge in materia.
Tuttavia, quel che interessa in questa sede non è tanto l’aspetto normativo ma i principi etici in esso contenuti, che, con l’appartenenza al Forum Europeo, vincolano anche i Centri Italiani.
Questo codice deontologico viene adottato in conformità con gli Statuti dell’A.P.M.I.F. al fine di garantire l’etica e le condizioni professionali necessarie all’esercizio della mediazione familiare.
Inoltre, il Codice è conforme alla Carta Europea di formazione dei mediatori familiari che l’A.P.M.F. ha messo in atto dal 15 ottobre 1992.

TECNICHE UTILIZZATE
Gli strumenti utilizzati per l’intervento di M.F. sono rappresentati da :
1) Presentazione del setting della mediazione: regole da rispettare (di cui il mediatore si fa custode e garante), durata della mediazione, prerogative della mediazione.
2) Colloqui individuali utilizzati nella prima fase della mediazione
3) Colloqui di coppia genitoriale.
I colloqui possono essere video registrati a scopo di feed-back per gli operatori

MODALITÀ OPERATIVE E TIPO D’INTERVENTO.
La M.F. quale oggi è comunemente intesa, e come già espresso, è un intervento di aiuto affidato ad un esperto che si assume il compito di aiutare due persone separate, o in via di separazione, a risolvere controversie o contenziosi emersi dopo la rottura sentimentale della coppia..
II progetto prevede l’utilizzo della Mediazione Parziale, che è quella generalmente applicata in Italia e che si contrappone alla Mediazione Globale utilizzata prevalentemente in America.
La M. Parziale affronta tutti i problemi riguardanti la gestione dei figli, e principalmente la riorganizzazione della loro vita alla luce della nuova realtà familiare, cercando di far prevalere i loro bisogni affettivi e le loro necessità più profonde.
La M. globale affronta, invece, tutte le problematiche inerenti alla separazione, compresi gli aspetti economici e patrimoniali.
Appare fin troppo evidente (poiché normativamente imposto) che di tali ultimi aspetti si occuperà esclusivamente il giudice della separazione.
In base agli orientamenti della S.l.M.E.F. (SOCIETA’ ITALIANA D! MEDIAZIONE FAMILIARE) e della G.E.A.( GENITORI ANCORA) del comune di Milano sono esclusi dal percorso di mediazione i figli, gli altri familiari e gli eventuali altri nuovi partners.
Questa modalità sottolinea la centralità della coppia genitoriale senza trascurare però il fatto che la M.F. rimane sempre uno spazio costruttivo per i figli, i quali hanno bisogno, di fatto, di rapportarsi a due persone capaci di relazionarsi tra di loro.
Generalmente la M.F. si attua attraverso 10-12 incontri distanziati tra loro di almeno due settimane e distribuiti quindi lungo un arco di tempo che va da sei a otto mesi..
Il primo colloquio ha necessariamente finalità informative ed esplorative, nel senso che il mediatore nel corso di questo primo incontro congiunto dovrà valutare le reali motivazioni dei due genitori; dovrà inoltre spiegare il significato e gli obiettivi della M.F. e presentare il setting della M.F. ovvero le regole da rispettare ed alcune norme riguardanti il comportamento da adottare all’interno del contesto della Mediazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *