Gioco d’azzardo patologico

Gioco d’azzardo patologico – articolo a cura di Roberta Di Luca Psicologa Tirocinante
GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO
DEFINIZIONE,CARATTERISTICHE, EPIDEMIOLOGIA
Il gioco d’azzardo patologico (GAP o Gambling) è definito dal DSM IV (2000) come un disturbo del controllo dell’ impulso ed è caratterizzato da una dipendenza comportamentale mal adattiva relativa al gioco (Goudriaan, 2004). Tale comportamento compulsivo può riguardare qualunque tipo di attività ludica che includa l’investimento di somme di denaro di qualunque entità, il rischio di perderle o la possibilità di guadagnare. Quindi fa riferimento ai comunissimi gratta e vinci, al poker, video-poker oppure on line, a qualunque tipo di attività di scommessa e alle slot machine.
Le conseguenze di un comportamento problematico o patologico relativo al gioco d’azzardo possono riguardare la compromissione della vita familiare, personale e lavorativa, ma anche difficoltà finanziarie di variabile entità. Il GAP si associa ad un elevato rischio di ricorrere all’usura per ottenere prestiti e ad un aumento del rischio di suicidio.
Gli elementi che contraddistinguono il comportamento di disadattamento relativo al gioco d’azzardo secondo il DSM IV sono:
le preoccupazioni relative al gioco che includono, ad esempio, la paura di rivivere passate esperienze di gioco o le modalità di acquisizione di denaro da utilizzare per giocare nuovamente,
il bisogno di giocare somme sempre più alte per ottenere l’eccitazione, i ripetuti sforzi per limitare le attività di gioco d’azzardo,
l’inquietudine e l’irritabilità mostrate in concomitanza con i tentativi di riduzione o di cessazione delle attività di gioco,
il soggetto gioca per sfuggire ai problemi e alle difficoltà o per alleviare uno stato d’animo disforico (sensazioni di impotenza, ansia, depressione),
la presenza di reati quali falso, frode, furto, appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo,
la compromissione o la perdita di una relazione importante, del lavoro, di opportunità di studio o di carriera a causa del gioco,
la richiesta di denaro ad altre persone allo scopo di sanare una disperata condizione economica, divenuta tale a causa del gioco d’azzardo.
Per effettuare una diagnosi di gioco d’azzardo è necessario che siano presenti almeno 5 di questi elementi. Non si considera comportamento patologico legato al gioco d’azzardo se questi elementi sono presenti all’interno di un episodio maniacale.
Per quanto riguarda i dati epidemiologici, non esistono studi accreditati ed esaustivi relativi all’Italia. Secondo un’indagine del 2011 del Ministero della Salute la stima dei giocatori d’azzardo problematici varia dall’ 1,3% al 3,8%, mentre quella dei giocatori d’azzardo patologici va dallo 0,5% al 2,2%. La fascia d’età più problematica per gli uomini va dai 35 ai 54 anni, mentre per le donne va dai 45 ai 64 anni.
Il profilo del giocatore d’azzardo italiano mostra un maschio adulto che utilizza diverse tipologie di gioco (poligambling), trascorre molto tempo a giocare e investe notevoli somme di denaro, spesso ha precedenti in famiglia di GAP. Mostra problemi con la gestione del denaro, è spesso indebitato e manifesta diverse forme di disagio psicologico (Barbaranelli, 2008).
Un’indagine del 2012 del DPA (Dipartimento Politiche Antidroga) evidenzia come siano stati riscontrati comportamenti problematici almeno una volta nella vita nel 21,4% dei maschi e nel 9,4% delle femmine. Il sesso femminile sembra iniziare a giocare più tardi ma sviluppa più velocemente la dipendenza. I fattori scatenanti sono lo stress, l’insoddisfazione e la depressione. Le donne prediligono il bingo e le slot machine, presentano più spesso comorbilità con i disturbi dell’umore e richiedono più facilmente e più precocemente il consulto con un esperto. Sono più esposte al rischio di suicidio e in maniera minore al coinvolgimento con attività illegali.
In presenza di diagnosi di GAP bisogna tener presente il forte rischio di comorbilità con altre patologie psichiatriche. In base ad uno studio condotto da Serpelloni nel 2012 il 76% dei soggetti con dipendenza da gioco d’azzardo presenta anche i sintomi della depressione maggiore, il 72% sintomi del disturbo bipolare, il 38% un episodio ipomaniacale, il13% un disturbo dell’umore e forti livelli d’ansia, il 20% i sintomi di ADHD, il 43% sintomi di un disturbo del controllo degli impulsi, il 52% mostra segni di un abuso di sostanze o alcool e una percentuale che può arrivare fino al 40% presenta un disturbo antisociale.
Il GAP è la conseguenza secondaria di un comportamento volontario di gioco d’azzardo persistente in un soggetto che si presenta vulnerabile alla dipendenza. Tali elementi di vulnerabilità sono riconducibili ad alterazioni a livello funzionale nei sistemi neurobiologici della gratificazione (quali il sistema di reward dopaminergico con iper-risposta al gioco d’azzardo), nel controllo degli impulsi (corteccia prefrontale), nella regolazione dell’ansia (sistema degli oppioidi endogeni ) e nelle funzioni cognitive (distorsioni cognitive relative alle reali possibilità di vincita).
Alcuni autori (Perry, 1999; Clark, 2009) hanno constatato che nei giocatori d’azzardo patologici, analogamente ai soggetti affetti da dipendenza da sostanze, vi sia una risoluzione della sensazione di soddisfazione da ricompensa più rapida rispetto ai soggetti non predisposti al disturbo. Questa minore durata delle sensazioni positive derivate dalla ricompensa, spingerebbe il soggetto ad un’ulteriore ricerca di nuovi stimoli. Uno studio di Clark nel 2009 evidenziò come i giocatori patologici mostrano livelli di dopamina più alti già durante l’anticipazione e l’attesa della ricompensa, ma la gratificazione risultò essere minore rispetto ai soggetti sani in caso di vincita. La perdita al gioco risultò produrre un abbassamento minore dei livelli di ricompensa e, quindi, una minore probabilità che la perdita fosse considerata disincentivante. Questi studi, quindi, mostrano un quadro caratterizzato da un’alterazione del processamento della ricompensa e della punizione relativamente al condizionamento comportamentale.
L’eziologia del GAP è ancora non del tutto nota, ma appare chiaro che essa si basi su una predisposizione nel soggetto, su una anomalia dei sistemi neurobiologici e di alcuni neurotrasmettitori come la dopamina, la serotonina e la noradrenalina (Ibanez, 2003).
I segni e i sintomi caratterizzanti questo tipo di dipendenza sono il carving ( che si manifesta con una forte spinta al gioco e l’impossibilità di resistervi), l’astinenza (rappresentata da sensazioni di agitazione ed inquietudine se non è possibile giocare), lo sviluppo di una tolleranza (che spinge a giocare con maggiore frequenza e ad utilizzare somme di denaro sempre più alte per ottenere il medesimo grado di gratificazione) (Goudriaan, 2004). Esattamente come la dipendenza da sostanze, il GAP presenta un alto grado di comorbilità con altre patologie psichiatrica (Curmingham-Williams, 1998).
Gli stadi della progressione del disturbo sono essenzialmente 3: gioco d’azzardo ricreativo, gioco d’azzardo problematico e gioco d’azzardo patologico. Il primo è caratterizzato da una frequenza di gioco saltuaria e costi contenuti. L’accesso al gioco è prevalentemente motivato dalla socializzazione e dalla competizione. In questo stadio si rende necessaria la promozione delle informazioni relative alla consapevolezza dei rischi.
Lo stadio del gioco d’azzardo problematico presenta una frequenza periodica, costi aumentati e maggior tempo dedicato al gioco. In questo caso il comportamento è a rischio per la salute mentale, fisica e sociale e necessita di diagnosi e intervento precoci.
Il terzo stadio è quello in cui si parla di vero e proprio gioco d’azzardo patologico. La fruizione del gioco è quotidiana o intensiva, è presente il carving, l’andamento è cronico, il comportamento è soggetto a numerose recidive con rilevanti conseguenze sanitarie e sociali. E’ frequente l’indebitamento (Serpellani, 2012).
Il passaggio da uno stadio all’altro in un soggetto predisposto avviene a causa di una serie di agenti rinforzanti. Infatti il soggetto, sperimentando volontariamente lo stimolo in maniera ricreativa, sperimenta l’effetto gratificante ed eccitante; inoltre, contemporaneamente, può essere percepito un effetto inibente dei pensieri negativi con aumento della socializzazione e dell’autostima. Questi elementi portano ad un rinforzo e ad una continuazione del comportamento che può diventare problematico. A questo punto si hanno due tipi di conseguenze: la prima riguarda l’instaurasi di una modulazione cognitiva e simbolica che si struttura attorno al gioco, la seconda si riferisce ad un effetto strutturale neuro plastico del “motore neurocognitivo” che porta alla diminuzione del controllo volontario (corteccia prefrontale) e dell’aumento della rilevanza emozionale (amigdala). Quello che si ottiene è un apprendimento e lo sviluppo di meccanismi cerebrali autonomi che condizionano il comportamento compulsivo.
Un altro aspetto, secondo gli studi di Ibanez (2003), De Caria (1996) e Lowman (2000), riguarderebbe l’arousal. L’attivazione generata per portare a termine compiti che richiedono l’utilizzo dell’attenzione e del controllo volontario viene definita “arousal autogeno” ed è il grado di intenzione volontaria autogenerata del comportamento di un soggetto.
Quindi la volontà di esprimere o inibire un determinato comportamento è fondamentale nell’esprimere il controllo di comportamenti specifici dei quali si ha piena consapevolezza della loro inadeguatezza, negatività e pericolosità. L’arousal è dipendente dai sistemi limbico e mesolimbico e la compromissione degli stessi è alla base della ricerca di sensazioni di euforia e di un grado maggiore di arousal in caso di perdita al gioco. Infatti il sistema di arousal riceve input sia dal sistema di attivazione comportamentale, sia da quello di inibizione comportamentale a loro volta dipendenti dalla ricompensa e dalla punizione. Quindi questo sistema favorisce o inibisce il comportamento motorio finalizzato: un alto grado di arousal corrisponde ad una determinata performance psico-comportamentale, al contrario, un basso grado di arousal corrisponde una scarsa produttività e basso grado di attivazione. Nel contesto di un comportamento patologico quindi l’arousal autogeno aumenterà in modo esponenziale in senso favorevole al gioco d’azzardo. Il continuo aumento dell’arousal corrisponde ad un aumento della performance fino al “punto di rottura”, superato il quale all’ aumentare del primo corrisponde una diminuzione della performance psico-comportamentale conseguente all’influenza esercitata dall’ansia improduttiva.
E’ fondamentale, dunque, nella genesi del disturbo la presenza di fattori di vulnerabilità. Alcuni individui sono infatti più predisposti allo sviluppo della dipendenza non solo a causa di elementi di natura individuale, ma anche di natura ambientale e dipendenti da alcuni fattori legati alle caratteristiche dei giochi. I fattori individuali si identificano con le alterazioni neuro-psico-biologiche precedentemente descritte che causano modificazioni nei sistemi di gratificazione e con la mancata efficacia nel controllo degli impulsi ad opera della corteccia prefrontale.
La vulnerabilità ambientale si esplica attraverso la presenza di un contesto sociale che si caratterizza con relazioni familiari problematiche, scarsa informazione e prevenzione sull’argomento, scarsa presenza di regole, e forte pressione pubblicitaria. Inoltre risulta rilevante la presenza di un contesto sociale che promuove il gioco d’azzardo e che mostra l’accettazione e il rinforzo dello stesso e dell’uso di sostanze. Un altro fattore di vulnerabilità riguarda le caratteristiche dello stimolo come la semplicità nell’accedere al gioco d’azzardo, la sua disponibilità, l’intensità del gioco, la sua capacità di essere gratificante e inibente rispetto alle sensazioni d’ansia, depressione e noia (Bouju, 2011; Potenza, 2011).
I soggetti più a rischio sono coloro che hanno un temperamento “novelty seeker” cioè che hanno una particolare propensione al rischio e alla ricerca di novità.
La vulnerabilità sembra esplicarsi ad un duplice livello: da un lato è presente una maggiore probabilità di contatto e ricerca dello stimolo e, dall’altro, si osserva un incremento delle possibilità di sviluppo della dipendenza una volta entrati in contatto con lo stimolo.
I fattori di resilienza, e quindi protettivi nei confronti della patologia, sono rappresentati da un buon attaccamento, un buon controllo familiare e dalla presenza di sistemi sociali protettivi.
Alcuni tipi di farmaci possono influenzare l’insorgenza del gambling: i farmaci agonisti del sistema dopaminergico utilizzati nel morbo di Parkinson aumentano il rischio di sviluppare il disturbo. Allo stesso modo anche alcuni prodotti naturali possono comportarsi analogamente come, ad esempio, i semi di mostarda nera, i semi di anice, i semi di aneto, noci di pino e sciroppo di gelso. Con questi stessi prodotti sono stati riportati casi di mania psicotica (Saatcioglu, 2007).
Il decorso della patologia, dal momento del primo contatto con lo stimolo da parte di un soggetto vulnerabile, fino all’instaurarsi della dipendenza, è caratterizzato da 7 fasi (Rosenthal, 1992; modificato da Serpellani, 2012).
La prima fase è rappresentata dalla vincita che scatena nel soggetto un senso di prestigio, potere e onnipotenza.
La seconda fase ha inizio quando si verifica una perdita inaspettata che da vita ad un circolo vizioso in cui le continue perdite stimolano a giocare di nuovo con l’aspettativa di rifarsi delle somme di denaro perse.
La terza fase è caratterizzata da una marcata disperazione, con fantasie di fuga, coinvolgimento in attività illegali e, a volte, da pensieri suicidi.
La quarta fase è quella della rinuncia che prevede la richiesta di aiuto alle unità competenti a causa dell’intensificarsi dei pensieri suicidi.
La quinta fase è rappresentata dal trattamento intensivo e da tutte le difficoltà che è possibile incontrare durante la terapia come la resistenza esercitata dal carving.
La sesta fase è detta fase della recidiva che può essere più o meno lunga, in base alle caratteristiche del soggetto e dell’entità del suo disturbo. E’ seguita da una nuova richiesta di trattamento.
L’ultima fase può avere un duplice epilogo: possiamo ottenere un comportamento controllato (etero ed auto sostenuto) con allontanamento dai comportamenti tipici del GAP, oppure può ripresentarsi la sintomatologia tipica del gioco d’azzardo compulsivo.
Il passaggio da un comportamento ricreativo ad uno problematico è segnalato dall’intensificarsi dei pensieri inerenti il gioco, da ricorrenti pensieri di supervincite e, per questo, dalla ricerca di ambienti ludici sempre più specializzati; anche un aumento delle spese in tal senso è un segno prodromico di un coinvolgimento anomalo. La vera e propria patologia è segnalata dall’utilizzo dalla comparsa di menzogne, da un cambiamento delle abitudini alimentari, della puntualità, cambiamenti di umore, di amicizie e dei luoghi abituali di frequentazione, dall’aumento dell’aggressività e dalla presenza di comportamenti anomali ed illegali come piccoli furti domestici.

VALUTAZIONE E TRATTAMENTI

La caratteristica essenziale è il comportamento persistente e ripetuto che continua e a volte aumenta anche se si instaurano conseguenze negative dal punto di vista sociale ed economico. Durante il processo diagnostico vengono prese in considerazione diverse aree di valutazione utilizzando strumenti standardizzati, la valutazione dello stadio in cui il soggetto si trova e dello stadio di cambiamento. La prima area da valutare è quella dello stato di salute generale e delle caratteristiche psicologiche del paziente, la seconda area riguarda i fattori di vulnerabilità, di resilienza e la ricostruzione dell’ inizio e dell’evoluzione della storia di GAP in quel paziente. Fondamentale risulta essere la familiarità sia per il gioco d’azzardo che per malattie psichiatriche o uso di sostanze. La terza area riguarda il comportamento attuale di gioco quindi la frequenza, il grado di compulsività e di focalizzazione cognitiva sul gioco, della tipologia di gioco, spese mensili dedicate alle attività ludiche patologiche. La quarta area indaga le distorsioni cognitive e credenze irrazionali, e il grado di flessibilità/rigidità delle convinzioni. La quinta area è dedicata alla verifica dell’ uso di sostanze sia stupefacenti che farmacologiche in grado di incentivare il comportamento disfunzionale. La sesta area riguarda le conseguenze negative del GAP. La settima area è relativa alle situazioni scatenanti gli episodi di craving. La consapevolezza di tali fattori è di estrema importanza per prevenire eventuali ricadute. L’ottava area è quella della comorbilità psichiatrica con particolare attenzione al rischio suicidario. La penultima area di indagine fa riferimento alle life e social skills e alla loro eventuale compromissione; è importante lavorare anche su questi punti oltre che sulle strategie di coping, problem solving e problem analysis. L’ultima area si occupa della valutazione delle risorse e dei supporti sui quali fare leva nel processo terapeutico.
Per ottenere informazioni è possibile utilizzare, oltre ai criteri dei manuali diagnostici, anche questionari specifici come il SOGS (e il SOGSRA specifico per gli adolescenti) e il GAPS (quest’ultimo specifico per la flessibilità/rigidità degli schemi e per le distorsioni cognitive).
Per quanto riguarda la terapie, gli approcci e le tecniche utilizzate possono essere molteplici, ma ciò che tutte hanno in comune è l’obiettivo. Quello che si vuole ottenere è ovviamente la disattivazione del comportamento patologico. Oltre a questo la terapia si propone di intervenire su diversi aspetti della vita del soggetto che sono stati eventualmente compromessi dal disturbo. Il primo passo da fare con il paziente è un colloquio motivazionale che riesca ad indagare le risorse a ci attingere per innescare il cambiamento, focalizzando l’attenzione sulle conseguenze negative a cui il GAP ha portato e sui comportamenti disfunzionali e maladattivi.
La fase della psicoterapia vera e propria può comprendere un trattamento individuale che si prefigge un cambiamento della struttura lineare e monotematica del paziente, per giungere alla formazione di un modo circolare di pensare. L’attenzione, durante il trattamento psicoterapico individuale pone l’accento su alcune specifiche problematiche legate al vissuto del soggetto: l’affettività, l’emotività, la sessualità e la socializzazione e, in modo particolare, sulle forme di autoinganno, i vissuti di onnipotenza, gli aspetti difensivi della tendenza a mentire del paziente. Dal un punto di vista di un trattamento cognitivo-comportamentale il comportamento di gioco è un reazione del soggetto attuata per alleviare uno stato negativo, che può essere caratterizzato da noia, umore instabile o da tensione interna.
Il trattamento comportamentale si fonda su diversi aspetti che comprendono: rimozione degli stimoli condizionati al gioco (locali da gioco, disponibilità delle carte di credito, avere tempo libero non strutturato, etc.); aiuto al paziente nel costruire schemi d’intervento e di gestione economica (debiti, risorse economiche, etc.); identificazione di alternative valide al gioco per gestire al meglio stati d’animo negativi (ad es. con tecniche di gestione dello stress); sviluppo di metodi diversi dal gioco per ottenere stati di eccitazione e soddisfazione.
Per quanto riguarda le distorsioni cognitive che riguardano il ruolo della casualità per la quale i soggetti affetti da GAP ritengono erroneamente di poter influenzare in qualche modo il risultato del gioco, interpretano in modo distorto le perdite e le vincite, tendendo a sovrastimare la possibilità e l’entità delle vincite e sottostimare l’eventualità e l’entità delle perdita. Accanto alla terapia individuale è consigliabile la partecipazione da parte del paziente a terapia di gruppo o a gruppi di auto-aiuto. Un esempio di gruppo terapeutico è dato da quello dei Giocatori Anonimi (che è strutturato in 12 fasi simili a quelle degli Alcolisti Anonimi).
In una prospettiva sistemico-relazionale, si sceglie di introdurre all’interno del percorso terapeutico del giocatore la terapia di coppia e quella familiare. Non sempre è possibile ma si rivela molto utile nell’esaminare le dinamiche disfunzionali del sistema al quale il soggetto appartiene, poiché spesso i cambiamenti raggiunti dal paziente possono risultare poco duraturi se non si modificano anche le modalità di interazione disfunzionali proprie dell’ambiente sociale del soggetto.
A questo proposito la terapia di coppia agisce proprio sull’equilibrio della coppia, sulle sue dinamiche relazionali, emotive, affettive e sessuali. Tutti questi elementi essere individuati poiché la sintomatologia del gioco d’azzardo è espressione di un malessere preesistente a cui fa necessariamente riferimento la relazione di coppia.
Obiettivo della terapia di coppia è portare i partners a riconoscere i propri bisogni reali e a indirizzare gli eventuali litigi verso il confronto, strumento necessario affinché si possano individuare e fissare limiti e confini all’interno del rapporto, evitando l’invasione o lo schiacciamento da parte di un partner verso l’altro.
Analogamente è molto importante coinvolgere la famiglia, i legami che vi appartengono e le modalità di relazione e gestione di esse. Il gioco d’azzardo è una malattia nata da un disagio che era già presente prima dell’insorgenza dei sintomi, disagio che trova in parte la sua genesi in alcune modalità relazionali familiari.
Nella terapia familiare, la trasformazione, ovvero la ristrutturazione del sistema familiare, porta al cambiamento, cioè ad una nuova esperienza individuale. Il focus della terapia in questo caso è su tutti i membri della famiglia e il fine ultimo è quello di attivare le operazioni dell’intero sistema familiare.
La terapia di gruppo risulta essere molto efficace con questo tipo di pazienti.
Nella prima fase della terapia, il terapeuta assume un ruolo “direttivo”, in grado di stimolare ed indirizzare i partecipanti. Tale fase si occupa soprattutto della piena presa di coscienza del problema e il paziente, dopo aver individuato la reale natura dei suoi problemi, inizia a lavorare attorno ad essi. Il terapeuta, nel contempo, facilita le interazioni tra i membri del gruppo, lasciando una responsabilità ed un’iniziativa sempre maggiori ai membri del gruppo.
La seconda fase è quella più propriamente terapeutica. Ora i membri del gruppo interagiscono tra di loro, si confrontano, commentano le proprie esperienze e quelle degli altri, rivolgendosi direttamente ad essi senza dipendere in maniera eccessiva dal terapeuta.
La terza ed ultima fase prevede di responsabilizzare il paziente anche nei confronti degli altri. Le responsabilità attribuite al paziente aumentano man mano, passando dalle semplici testimonianze fino alla collaborazione attiva all’interno della terapia di gruppo; i membri che si trovano in una fase più avanzata saranno in grado di aiutare i membri più nuovi promuovendo in tal modo stimoli positivi nei confronti di tutti i partecipanti. Inoltre, se condotta in maniera corretta, tale occupazione impedirà di ricadere nella nevrosi che ha dato avvio al gioco d’azzardo patologico.
Nei casi più gravi è previsto il ricovero in strutture specializzate.
E’ possibile affiancare alla psicoterapia una terapia farmacologica che sia utile nel fronteggiare i sintomi di altri disturbi psichiatrici collegati al GAP.

STRUTTURE SPECIALIZZATE

In Italia la Società Italiana d’Intervento sulle Patologie Compulsive (S.I.I.Pa.C.) risulta molto attiva sul territorio nazionale con diverse sedi. In particolare troviamo quella di Torino e di Bolzano; la S.I.I.Pa.C. cura attualmente un progetto in collaborazione col Comune di Roma che si occupa della prevenzione e della cura del gioco d’azzardo patologico. Sempre a Roma è situata la sede dell’Associazione Onlus “La Promessa ” che si occupa nello specifico di questo tipo di dipendenza. Anche la cooperativa Onlus Raymond Gledhill gestisce un programma intensivo non residenziale per il GAP.
A Como opera il Servizio Multidisciplinare Gioco d’Azzardo Patologico (SMUGAP), ad Udine è presente la A.GIT.A (Associazione dei giocatori d’azzardo e delle loro famiglie).
A Reggio Emilia troviamo l’ALEA (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio).
Inoltre è presente un servizio per questo tipo di dipendenza in gran parte dei Ser.T.
In Abruzzo sono molto attivi sul campo il Ser.T. di Chieti (responsabile Paola Fasciani), quello di Vasto (referente GAP Fernando Fantini), quello di Giulianova (referente GAP Rosa Costa), la ASL di Avezzano (referente GAP Valeria Di Nilcola) e l’UOC Ser.T. dell’Aquila.

BIBLIOGRAFIA

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